bloggif 5dc4a257e17edAlcuni elaborati della classe Quinta B della Scuola Primaria "Deledda" sulle emozioni. 

Le emozioni sono una reazione neurofisiologica e la loro memoria si radica nel corpo non in modo singolo, ma organizzandosi in sistemi che Stanislav Coex definiva “coex”.

In uno stesso coex sono condensati vari ricordi della vita che hanno al loro centro la stessa tonalità emotiva e medesime sensazioni fisiche.

Per esempio, una esperienza di rifiuto ci riporta a tutte le esperienze contenute nello stesso coex, compresa la prima esperienza di quel tipo provata, alla quale inevitabilmente regrediamo quando riviviamo quel tipo di emozione.

Lavorare sulle emozioni vuol dire dunque lavorare sul nucleo di questi coex.

 

I coex si formano perché tendiamo a trattenere dentro di noi le emozioni e a non farle fluire.

Le emozioni in realtà non possono nuocerci, anche quelle negative. Il loro scopo ultimo è di riportarci all’equilibrio. Per esempio la paura serve a preservarci da un danno. La rabbia ci dice che c’è stata una ingiustizia o qualcosa o qualcuno che ci impedisce il raggiungimento di un obiettivo.

Le emozioni sono dei messaggeri e quello che ci fa soffrire è soprattutto non ascoltarle e trattenerle dentro di noi.

Affrontare le proprie emozioni e i pattern che ci condizionano nel profondo significa fare un percorso evolutivo su di sé, lasciar andare le emozioni trattenute di modo che non influenzino più la nostra realtà e diventare liberi di essere pienamente se stessi.

Le emozioni, anche quelle negative, non sono da temere. A farci soffrire non sono le emozioni in sé, ma il fatto che non le accogliamo. Ogni emozione, come ci spiega Cristina Dobrea, è un messaggero che chiede di essere ascoltato

Fonte testo descrizione video NonSoloAnimaTV