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Nella foto "Pixocchio" realizzato da Gabrirele Suardi Ieni ed Emanuele Riccio Della Selva 1^ B Scuola Secondaria "Matteotti".

Pubblichiamo la Fiaba Virtuale del XXI° secolo ideata da Francesco Guadagnuolo in occasione del 100° anniversario della nascita dello scrittore Isaac Asimov.

C’era una volta un programmatore elettronico di nome Matt, che viveva a Seattle in America con la moglie, nella sua casa super tecnologica. Non aveva instaurato un gran bel rapporto con la moglie e un giorno purtroppo lei lo lasciò. Dopo ciò l’uomo cadde in una profonda
tristezza che lo portò a stare tutto il giorno e tutti i giorni al computer cercando compagnia in esso, assieme al suo gatto ed una tazza di caffè.
Un bel giorno iniziò a pensare alla possibilità di avere un figlio, una persona che calmasse la sua depressione riempiendo la sua vita.

 

Nel suo laboratorio aveva tanti computer e un giorno casualmente in uno di essi, in una bozza ricevuta da un suo amico artista, gli sembrò di intravedere il volto di un bambino. Il programmatore si affezionò a quel
volto, così decise di studiare il modo di dargli vita integrando le potenzialità di tutti i suoi computer. Ispirandosi al burattino del romanzo di Collodi, voleva creare il suo “Pinocchio” virtuale e anziché scolpito su legno dal falegname Geppetto, in questo caso uscito dallo schermo del suo computer fatto di pixel per cui ecco il nome di “Pixocchio”. 

Dopo tanti giorni e tante notti insonni di lavoro nel suo laboratorio, decise di sviluppare un’intelligenza artificiale che potesse interagire con lui. Vide che quel bambino incominciava a prendere forma, la bozza iniziale si trasformava pian piano in una figura con le fattezze umane molto realistiche.

Una notte, stremato dalla stanchezza, si addormentò sul suo computer centrale e, dopo aver riposato un po’, aprì gli occhi e sullo schermo vide che il bambino accennava a dei movimenti, anche se ancora goffi e impacciati. Fu preso da grande entusiasmo e pensò di sovrapporre al bambino ancora bidimensionale, un suo ologramma ad altissima risoluzione e, dopo alcuni momenti di grandissima tensione e attesa, il bambino esce dal computer e incomincia a muoversi nella stanza sotto forma di una massa di luce non ancora ben definita. L’ingegnere elettronico Matt a quella vista prova un’emozione incredibile e incomincia a sentire dentro di sé di poter diventare veramente padre. La massa informe di luce pian piano raggiunge una buona definizione e l’uomo finalmente vede con i propri occhi un bambino, anche se di luce ma un bambino, il suo bambino!

Lo veste e grazie ai vestiti riesce a vedere la sua forma, ma non può ancora abbracciarlo perché non ha un corpo. Dopo qualche giorno di vita insieme, fatti di grandi chiacchierate ed effusioni di vero amore paterno, Matt decide di mandarlo a scuola per farlo vivere come tutti i bambini. A differenza di Pinocchio, a scuola il bambino è bravissimo, è un genio del computer e gli insegnanti si complimentano con il padre. Con il passare del tempo il bambino crea relazioni con i compagni e, come tanti ragazzi, s’innamora di una compagna. Ne parla con il padre, ma questi non vede positiva la cosa, perché pensa che prima o poi il figlio dovrà svelare alla ragazza la sua vera natura virtuale non umana e teme una sua nuova depressione.

Matt aveva un amico scienziato un po’ matto, ma che nel passato aveva dimostrato di essere veramente geniale. Aveva un progetto segreto, lui possedeva un dispositivo che convertiva le immagini in oggetti solo che l’aveva testato su oggetti inanimati. Allora decide di parlare con lui del suo bambino virtuale. Lo scienziato matto incomincia a studiare il caso e, dopo tanti studi, esperimenti, tentativi, errori, ed integrazioni con i lavori del padre del ragazzo, riesce a creare un programma che potrebbe veramente aiutare il suo amico. L’esperimento poteva fallire, nel caso questo si fosse verificato Pixocchio, sarebbe sparito anche come ologramma, fortunatamente l’esperimento andò a buon fine. Serviva, però l’intervento di qualcuno che creasse un corpo vero, allora decide di consultare dei suoi amici chirurghi americani, anch’essi geni pazzi, i quali, dopo tanti tentativi, riescono a realizzare il corpo del ragazzo con il trapianto di tutti gli organi interni e la circolazione sanguigna. Ciò porta a muoversi fin laddove nessuno era mai potuto riuscire a far tanto, infrangendo nella biorobotica i confini della genetica per unificare per sempre in cyborg.Una forma di transumanesimo dove s’incorporano le nuove ricerche di xenotrapianti (trapianti transgenici), si tratta dei più attuali mutamenti nell’ambito della scienza e della tecnologia.

Ora Pixocchio si sente felice, perché aveva finalmente raggiunto la sua condizione di essere umano in tutte le sue caratteristiche. Purtroppo però, con la condizione umana comincia anche a conoscere tutte le ingiustizie, le cattiverie e le brutture del mondo e sente il dolore fisico ogni volta che si fa male. Questa situazione a lui non piace proprio e, da quella grande felicità iniziale, cade in una profonda tristezza, tale da fargli desiderare di tornare di nuovo nella sua condizione di essere virtuale. Purtroppo però, nessuno poteva più far nulla per lui, ormai non si poteva più tornare indietro ed invertire il processo di creazione.

Pixocchio allora continuò la sua vita, si sposò e con sua moglie ebbero un figlio che chiamò Walt. Pixocchio parlò tanto con il figlio e gli spiegò che il segreto di poter vivere una vita serena è sapersi accontentare di ciò che si è e non immaginare di essere qualcos’altro. Purtroppo, Pixocchio conserva nel suo animo ancora qualcosa di virtuale, a volte guardandosi allo specchio vede nei suoi occhi un bagliore che sa di “non umano” che gli crea un conflitto interiore tale da mettere in discussione la sua identità.

Intanto il figlio Walt di Pixocchio diventò adulto ed ebbe anch’egli un figlio che chiamò Dylan. Pixocchio da nonno parlò tanto con Dylan, perché voleva renderlo felice, pertanto gli fece vedere tutto ciò che di bello esiste al mondo e di quanto amore sono dotate tante belle e straordinarie persone.

Morale: il mondo virtuale lo possiamo gestire e controllare facilmente a tal punto da renderlo perfetto ma nulla può sostituire i sentimenti e le emozioni umane. L’uomo è destinato sicuramente a vivere momenti brutti e di sofferenza, a subire soprusi e ingiustizie, ma sono sempre nell’uomo la capacità, la volontà e l’intelligenza di allontanare la realtà negativa, perché l’amore vince sempre su tutto e regala sensazioni indescrivibili che ripagano di tutte le bruttezze che il mondo ci riserva.

© Copyright 2020 – Francesco Guadagnuolo

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Per una rappresentazione teatrale: attore protagonista Pixocchio, regia di Francesco Guadagnuolo.

Dalla fiaba virtuale “L’avventura transreale di Pixocchio” di Francesco Guadagnuolo si sono ispirati due suoi allievi Gabriele Suardi Ieni e Riccio Della Selva Emanuele, realizzando una scultura con diverse stoffe che ha le sembianze umane di Pixocchio. Nella rappresentazione teatrale viene collocato su una colonna con capitello, dove ad un certo punto della scena interagisce con lo spettatore e racconta la sua storia accompagnato da un dialogo con l’attore.

Questa scultura-fantoccio è stata ideata pensando al personaggio-pupazzo Provolino televisivo, degli anni 60-70, accompagnato dall’attore Raffaele Pisu in quanto non agiva come ventriloquo ma animava il personaggio con la voce fuori campo come nella transrealtà di Pixocchio. Se pensiamo al teatro popolare televisivo, ricorderemo alcuni ventriloqui famosi come José Luis Moreno con il suo indimenticabile pupazzo Rockfeller.